Sviluppo culturale

“Gli ultimi studi realizzati sembrano provare che i primi cacciatori e raccoglitori dell’Asia giunsero in America circa 40 mila anni fa, divenendo così i veri scopritori del Nuovo Mondo. Da allora, diverse tribù e gruppi umani attraversarono i confini orientali della Siberia verso l’attuale territorio dell’Alaska, superando lo stretto di Behring, che a quel tempo doveva essere una terra emersa molto probabilmente con un clima più benigno dell’attuale. Quelle comunità primitive, forse in possesso di mandrie di animali che costituivano il loro alimento, penetrarono da diverse direzioni nel territorio del Nord America e di lì si propagarono in successive ondate verso il Centro America, l’America del Sud e le Antille” (Núñez 1986).

Alcuni antropologi fisici e  archeologi sostengono che i primi abitanti giunti in Perù, arrivarono alla regione di Ayacucho nella cordigliera andina, circa 20 mila anni fa. La grotta di Piquimachay, che in lingua quechua significa la “Grotta delle Pulci”, fu abitata da cacciatori raccoglitori che coesistevano con cavalli selvaggi, tigri dai denti a sciabola, chiamati primigeni, il gran megaterio e il mastodonte in forma di elefante che dovettero servire come alimento. Quegli uomini approfittarono delle fessure delle rocce, di grotte, caverne e ripari rocciosi per proteggersi dal medio ambiente.

Le scoperte archeologiche provano che mille anni orsono l’ambiente peruviano cambiò come in tutto il pianeta. Così, i boschi si mutarono in deserti, si estinsero i grandi mastodonti e i megateri e il cavallo cessò di esistere come pure la tigre dai denti a sciabola e una nuova fauna si sviluppò e ancora vive, come i guanachi, le vigogne e i cervi.

In alcune pareti dei ripari rocciosi, i cacciatori lasciarono prove della loro arte: fra queste, quelle dei dipartimenti di Huanuco, Pasco e Moquegua, con rappresentazioni dipinte di caccia dal colore rosso, molto famose per il tema della caccia. Questi primi artisti utilizzarono bastoncini ai cui estremi avvolgevano piccoli batuffoli di lana impregnati di un pigmento rosso; le evidenze dei resti ritrovati a Toquepala (zona di Moquegua n.d.t.) dallo studioso Jorge Muelle, dimostrano di essere in relazione con gli strati medi della grotta. Si sono trovate prove di utilizzazione della pietra da parte dell’uomo, ottenendo a forza di colpi strumenti da taglio, datati attorno a 14 mila anni a.C. Le forme originali dei loro strumenti caratterizzarono alcuni complessi litici; in tale cronologia, troviamo la tradizione Lauricocha sulla sierra, la Paijanense per la costa ed entrambe dimostrano che questi gruppi umani seguivano rotte migratorie che univano costa, sierra e viceversa. Recentemente si sono avuti rapporti di ritrovamenti di laboratori a campo aperto.

La costruzione della civiltà peruviana fu il prodotto di lunghi processi di accumulo di esperienze e sviluppo di conoscenze che periodicamente portarono a grandi cambiamenti. Il primo di questi si registra attorno al 4 mila a.C., con l’inizio dell’agricoltura, la domesticazione di animali e il sorgere dei primi villaggi; evidenze di tale passato si trovano nei siti: Guitarrero, Chilca, Paracas, Kotosh, Lurín e Huaca Prieta.

Il secondo cambio si produsse durante quello che sarebbe divenuto il periodo Formativo (1200-100 a.C.), dove si instaurarono la divisione sociale del lavoro e lo stato, diventando quello di Chavín (Chavín de Huántar, Ande Centrali n.d.t.) il culmine di tale processo che sostenendo la propria dominazione in una combinazione fra forze ideologiche di una religione basata su divinità feroci, inizia a costruire grandi centri cerimoniali. Dopo questo processo sociale, iniziò un’epoca di recessione del processo centralizzato che portò con sé il rafforzamento dei poteri regionali e locali che fiorirono. Vari autori sostengono che la distruzione di Chavín fu dovuta con molta probabilità a fenomeni naturali che provocarono l’accelerazione del tramonto Chavín.

Successivamente alla caduta del centro politico religioso, l’auge delle piccole culture locali e degli stati regionali crebbe, in tal modo abbiamo Vicús, Salinar, Virú e più tardi i Moche, per quanto riguarda la costa nord. Dopo questo accumulo di forze produttive e il perfezionamento della struttura politica sociale, si produsse un nuovo salto storico con la formazione dell’impero Wari che avrebbe portato con sé il primo tentativo di conformazione unitaria delle culture regionali e che si sviluppò fra l’800 e il 1200 d.C. In questo periodo appaiono le grandi città propriamente dette, come lo fu Wari nel dipartimento di Ayacucho.

Le finestrelle di Otuzco

I resti archeologici conosciuti con il nome de « Las Ventanillas de Otuzco” (Le finestrelle di Otuzco), così denominati per trovarsi nel Centro Popolato dal medesimo nome, appartengono al distretto di Baños del Inca. La località si trova approssimativamente 8 chilometri a nord della città di Cajamarca e ad un’altitudine di 2.850 metri; il paesaggio presenta boschi di eucalipti che si mescolano al verde della zona di allevamenti bovini.

I resti archeologici sono stati realizzati nei promontori rocciosi; essendo queste concavità di forma rettangolare e altre quasi quadrate, permettono di capire che furono elaborate con il procedimento dell’intaglio della superficie rocciosa di origine vulcanica.

Tali concavità inizialmente furono disegnate in file consecutive e in forma orizzontale, aventi una funzione premeditata all’interno della concezione e della struttura sociale dei Cajamarca.

Alcuni anni addietro, l’archeologa Vivian Araujo, durante una pulizia del luogo, registrò nel fronte principale la presenza di una sepoltura, appartenente ad un bimbo di circa 12 anni d’età che si trovava collocato in posizione fetale, senza reperti metallici, né ceramiche al suo interno.

Le osservazioni e gli studi realizzati permettono di conoscere un poco più di chi vi lavorò e quale fosse la loro funzione; il luogo fu prima visitato e descritto dal Dr. C. Tello nel 1937, quindi da Reichlen nel 1947 che lo registra e successivamente dall’Archeologo Rogger Ravines che lo include nell’inventario dei Monumenti Archeologici di Cajamarca.

L’Archeologo Carlos Farfán nel 1993 le colloca nel Periodo Medio della Cultura Cajamarca e ne riporta altre molto simile come quelle di Bambamarca, che le superano in quantità di camere mortuarie conservate ancora nel terreno agreste.

Le diverse notizie su questa zona ci manifestano che questo tipo di costruzioni si presenta profusamente con caratteristiche singolari sia in dimensioni sia in decorazioni; abbiamo quelle che l’INC (Istituto Nazionale di Cultura) di Cajamarca registra come: Las ventanillas de Combayo, de Cerro Concejo, Tolón, Chacapampa, Jangalá, Bellavista, San Marcos.

Lo stato di conservazione attuale di queste e altre evidenze, denota lo sgranarsi di particelle litiche per effetto di meteorizzazioni per le quali vanno perdendo lentamente la propria forma iniziale.

Questi recinti mortuari manifestano l’ampia occupazione della cultura Cajamarca; attualmente è ammirevole osservare il paesaggio e l’intorno roccioso in cui furono elaborate. Questo, come altri luoghi, richiede l’appoggio dello Stato e della cooperazione Internazionale per futuri progetti di studio e la sua futura valorizzazione turistica.

Studi di Arte Rupestre

Noticias del mundo 2
Edito da
Paul G. Bahn e Angelo Fossati
2003     Dr.Jean Guffroy

Studi nel passato

Con l’eccezione si alcuni siti famosi (Toquepala, Toro Muerto…) che sono frequentemente menzionati nei libri che trattano l’archeologia Sudamericana, l’arte rupestre che esiste in Perù rimane poveramente conosciuta dai pochi specialisti. E tuttavia entrambi: il numero di siti già scoperti (varie centinaia) e la loro distribuzione nelle tre grandi zone ecologiche (la costa, le Ande, il bosco tropicale) e la linea del tempo (probabilmente di oltre 6000 anni) indica la sua importanza nel contesto culturale andino.

La tradizione più precoce conosciuta attualmente, dove lo stile è figurativo, è stata identificata solo nei dipartimenti del sud del paese (Moquegua, Tacna, Puno e Arequipa). Nel sito di Toquepala (Muelle 1969, Ravines 1986), il meglio studiato sino ad ora, queste immagini nella roccia sembrano essere associate con occupazioni che datano fra il 4500 a.C. e il 3500 a.C. Le pitture, generalmente fatte con pigmenti rosso scuri, rappresentano scene di caccia con camelidi in movimento; gli animali sono reclinati o feriti da proiettili, e disegni antropomorfi con armi nelle mani. Lo stile di queste pitture e il tema descritto le associa chiaramente ad una tradizione andina la cui distribuzione copre i territori attuali di Bolivia e Argentina, molto lontani come la Patagonia. Una delle principali peculiarità delle tradizioni e manifestazioni settentrionali è l’assenza di mani dipinte in negativo che sono molto abbondanti nel sud.

Il vincolo che esiste fra le pitture del Perù meridionale e quelle della Patagonia, separati da centinaia di chilometri, è confermato dalla similitudine delle evoluzioni che ebbero luogo nelle due regioni, possibilmente nel 4° millennio a.C. La maggioranza delle scene dipinte rappresentano animali statici, a volte gestanti, altre accompagnate da piccoli esseri antropomorfi. I siti contengono figure di questo stile esteso nel centro del Perù. Dove uno trova i siti più rappresentativi conosciuti attualmente (Cuchimachay, Chuquichaca…). La natura esatta delle relazioni citate, in un periodo di vari millenni,  per gruppi di cacciatori raccoglitori che si stabilirono in differenti parti delle Ande meridionali, rimane una delle fondamentali domande da risolvere.
Nello stesso Periodo, in una regione vicina delle Ande centrali (dipartimenti di Huanuco, Pasco e Junín), si sviluppò una tradizione un poco differente, con maggiori descrizioni schematiche (stile semi naturalista). Il tema della caccia resta predominante (con l’apparizione di disegni di cervidi), ma la frequenza dei segni e delle figure geometriche è chiaramente superiore nelle tradizioni precedenti. Le figure continuarono ad essere dipinte, dentro ai rifugi o sulle pareti, durante i seguenti periodi preispanici e fino alla conquista spagnola. Le pitture ora rappresentano esseri sovrannaturali; disegni antropomorfi che conducono diverse attività, così come pure una gran varietà di animali e di segni geometrici. Questi temi sono prossimi a quelli disegnati nel periodo delle pietre incise, ma pure alcune volte su altre superfici (pitture al fresco, ceramica, tessili). La distribuzione delle due forme di rappresentazione nell’arte rupestre sembra corrispondere a tradizioni culturali specifiche che si espressero in un predominio di incisioni nella zona costiera e in una presenza più notevole di pitture nelle zone alto andine e nella parte amazzonica.
Certe figure incise, come i petroglifi nel sito di Jaqui Withy nella valle di Salcedo (Puno), studiato da Bustinza Chipana, potrebbero essere state fatte durante il preceramico (verso il 5000 a.C.?). Tuttavia, queste figure, che sono paragonabili per alcuni aspetti alle pitture delle Ande meridionali, rimangono isolate nel nostro presente stato di conoscenza. La tradizione più antica chiaramente identificata, che è presente in varie decine di siti, appare alcuni millenni più tardi, in un’altra regione: le valle della costa nord del Perù. Questi petroglifi sono attualmente attribuiti al periodo Formativo (2° millennio a.C.). Le figure di questo gruppo A, frequentemente di grandi misure, sono state rinvenute in un settore relativamente ristretto della costa nord che è l’area propria della cultura Cupisnique. Una prima diffusione delle tradizioni verso il nord (perlomeno fino alla provincia ecuadoregna di Loja) e verso il sud (costa centrale peruviana), possibilmente avvenne alla fine del periodo Formativo (secolo 3 e 2 a.C.). Questa diffusione dovette essere accompagnata da un cambio nello status, espressa, fra le altre forme, dall’apparizione di alcuni grandi siti contenenti varie centinaia di pietre incise. In particolare, uno nota una maggiore diversità di animali rappresentati (insetti, pesci, uccelli, serpenti, ragni, piccoli mammiferi…) così come pure simboli e motivi geometrici. Le figure frequentemente di dimensioni piccole, sono spesso associate le une con le altre per mezzo di linee incise con motivi complessi difficili da decifrare. Nei siti più grandi, che sono costituiti da templi all’aria aperta (Gruffoy 1980-1981), le pietre incise sembrano essere distribuite per tema e sono spesso associate a rocce rappresentanti grandi superfici piane coperte da cupole e solchi puliti che potrebbero essere state usate in pratiche di sacrificio e divinazione. La distribuzione dei siti più grandi, in maggioranza localizzati nella zona ecologica di Chaupi Yunga (4000-1500 msm), suggerisce un’associazione vicina alle rotte di comunicazione, alle correnti d’acqua e alle zone di coltivazione di coca (Gruffoy 1999). Questi siti di arte rupestre sono presenti in quasi tutte le valli costiere del nord e del centro del paese, alcune volte in forma di certe isolate rocce incise, però più spesso accompagnate da un sito predominante con siti più piccoli in relativa prossimità.

L’ultima fase dello sviluppo dell’arte incisa precolombiana concerne le regioni del sud Perù, indubbiamente dopo il 7° secolo d.C. I siti ora comprendono generalmente un numero relativamente grande di rocce incise, e possono essere realmente gigantesche, come a Toro Muerto (dipartimento di Arequipa n.d.t.) con i suoi oltre 5.000 blocchi incisi e fino a 150 disegni sulla superficie stessa. Le figure di questo stile nella maggior parte rappresentano animali (camelidi, serpenti, felini, uccelli), segni e uomini in diverse posizioni. Lo schema, nella giustapposizione e nelle superimposizioni, conferiscono un aspetto pittografico peculiare. Tuttavia, i temi mostrano alcune similitudini principali con gli stili anteriori. I siti di questo periodo sono spesso utilizzati –almeno parzialmente- come cimiteri. Sebbene la conquista sia stata responsabile della virtuale sparizione di tradizioni culturali locali, entrambi, la frequentazione conosciuta di certi siti e la presenza di grifi nelle facciate delle chiese, denotano una sopravvivenza di queste pratiche –forse con particolari obiettivi- durante il Periodo coloniale.

Tali immagini nella roccia sono state il tema, sin dal secolo 16, di referenze e numerose menzioni, fra le quali le più notevoli di queste fatte da viaggiatori e scienziati dell’ultimo secolo, come P. Desjardins, T. Huchinnson, E. Middenforff, A. Raimondi, G. Squier o C. Wiener. Nel secolo 20, oltre cinquanta articoli furono dedicati al tema. Fra i più recenti e notevoli, si possono segnalare: il lavoro di Bonavia a Cuchimachay (1968, 1972 in collaborazione con Ravines); di Bueno nelle pitture e intagli del rio Chinchipe (1982, in collaborazione con Lozano); di Cardich (1962,1964) nella zona di Lauricocha; di Linares Malaga (1960, 1973, 1978) a Toro Muerto; di Pimentel (1986) nei petroglifi del rio Jequetepeque; Ravines nelle Pitture di Toquepala, Caru e Diablomachay (1986 in collaborazione con Muelle)  (1967) (1969); così come pure il mio lavoro sui petroglifi del sito di Checta (Gruffoy 1979, 1987).

Tuttavia, la maggior parte di questi studi è stata limitata più o meno dalle descrizioni dettagliate di un sito o collezione di siti, senza considerare più domande generali che il significato e la funzione di queste descrizioni. I contributi più interessanti, da questo punto di vista, sono quelli di Cardich (1964), Muelle (1969) e Ravines (1967, 1969) per quanto concerne le pitture e quelli di Krickeberg (1949), Linares Malaga (1966) ed io (1980-81, 1987) in siti di petroglifi. Una menzione molto speciale si deve fare per il considerevole lavoro eseguito da Nuñez Jiménez (1986) che compì una visita dettagliata di oltre settanza siti di petroglifi distribuiti sull’intero territorio e registrando migliaia di petroglifi attraverso bozze e fotografie. Grazie all’abbondanza e alla qualità delle sue illustrazioni, questo studio è una fonte indispensabile per qualsiasi studioso interessato al tema.
Recentemente (1999) e in base ad una revisione di anteriori lavori, ho pubblicato il primo libro che cerca di stabilire una sintesi di tutta l’arte rupestre presente nell’attuale territorio peruviano.

Nuovi studi e scoperte

L’informazione qui presentata compromette alcune delle recenti scoperte casuali e alcuni programmi di studio su temi e siti specifici, o alcuni esempi di valorizzazione e pubblicazione. Questi dati hanno un distribuzione molto irregolare, in termini di geografia (il predominio di studi nella costa nord) e cronologia (nessun nuovo dato concernente l’arte primaria di pittura del sud del paese). Tuttavia, poiché attualmente non vivo in Perù, è possibile che alcune scoperte recenti, che non siano state ampiamente diffuse, non siano giunte alla mia conoscenza e pertanto nel caso mi scuso anticipatamente con i lettori e gli studiosi.

La Costa Nord
E’ in questa regione, e meglio nelle valli dei fiumi Chicama e Moche, ricca di arte rupestre, dove è stato rinvenuto il maggior numero di recenti scoperte (fig. 1)

La Gola «El Higueron» 
Uno dei complessi di incisioni e pittura rupestre più importanti registrati negli ultimi cinque anni fu scoperto da un gruppo di cacciatori in una località chiamata la Quebrada (gola) “El Higuerón”, ubicata nella valle del rio Chicama, a 15 Km dal villaggio di Pampas de Mocan (provincia di Ascope). Questo sito è attualmente studiato da Daniel Castello Benites (Università Nazionale di Trujillo) che ha pubblicato una breve descrizione del sito stesso (2000). Mentre la presenza di petroglilfi non sorprende in questa regione, dove sono già stati registrati vari siti (La Laguna, San Bartolo, Chuquillanqui, Pampas de Jaguay), l’esistenza di pitture rupestri, con una iconografia molto peculiare, apporta alcuni nuovi dati di grande interesse.

In accordo con la descrizione fornita da Castillo Benites (ibid.), le pitture sono distribuite in aree rocciose relativamente lontane le une dalle altre. La densa vegetazione è di tipo cespuglioso spinoso. In un promontorio vi sono disegni di due esseri antropomorfi con attributi soprannaturali, di diversa grandezza, con un contorno molto peculiare. La testa quadrangolare con tratti apparentemente felini coronati da una cresta, braccia alzate, addome disteso, pene e testicoli penduli, ginocchia gonfie nelle articolazioni, piedi disegnati di profilo (fig. 2). I loro contorni sono molto simili, ma comunque i due personaggi sono realmente diversi nel trattamento del disegno. In uno dei personaggi antropomorfi, quello di 75 cm. Di altezza, i contorni come pure alcuni elementi del viso sono dipinti in nero, mentre il corpo è coperto di rosso scuro. Il suo torso è coperto da circoli punteggiati che sembrano abbozzare un felino. Questi stessi motivi, però più piccoli, accentuano le spalle e il contorno dell’estremità superiore asimmetrica, che pare il tentacolo di un polipo. Il contorno e le caratteristiche del viso del secondo personaggio, più piccolo, sono dipinti in rosso chiaro, mentre l’interno del corpo non sembra essere stato dipinto. Diversi segni, che sono indecifrabili nella foto pubblicata (ibid.), furono dipinti in rosso sopra al torso.

Il secondo sito è un grande riparo roccioso nel quale i motivi geometrici sono dipinti in nero e rosso, sopra nel cielo raso. Come descritto da Castello Benites (ibid.). Il pannello principale è composto da quattro circoli concentrici uniti da una doppia linea tangente. Vi sono anche altri motivi come linee a zig zag dipinte in nero e rosso. Così come sono stati scoperti anche alcuni segnali di occupazione prossima che datano varie fasi del Periodo Formativo (primo millennio a.C.). Secondo Castillo Benites, alcune di queste vestigia evidenziano l’arrivo di tradizioni culturali dell’alto andino.

A mio avviso, entrambi, l’iconografia e il contesto di queste pitture sono vincolate molto chiaramente all’arte rupestre del sito di Monte Calvario, localizzato nell’alta valle del rio Zaña, uno dei siti che fino ad ora ha costituito l’unico esempio chiaramente identificato di arte rupestre del Periodo Formativo (Gruffroy 199:55-58). Nelle pareti di questo sito è abozzato un complesso di personaggi di stile Chavín Classico, associato a personaggi zoomorfi (felini e probabili batraci) in uno stile vicino al tardivo della Cultura Recuay (Mejia Xesspe 1972). Alcuni petroglifi di stile Chavín, come anche un importante centro cerimoniale occupato per lungo tempo del Periodo Formativo, sono pure stati scoperti nei pressi. Anche i personaggi abbozzati nei due siti sono un poco differenti, in ambo i casi incontriamo abbozzate policromie di personaggi sovrannaturali con caratteristiche feline. Le figure della gola El Higuerón che, in accordo con la relativa cronologia, potrebbero essere più recenti, sembrano più lontane rispetto ai canoni classici dello stile Chavín, specialmente nel trattamento del contorno, però i tratti facciali e il disegno dei piedi rimangono comparabili. Penso anche che sia significativo che i motivi degli ocelot che compaiono sul torso del personaggio principale, nella valle di Chicama siano simili a quelli disegnati sui piccoli felini della Valle di Zaña. Questi due siti sono localizzati in settori che, durante parte del Periodo Formativo, appartennero alla stessa zona di influenza culturale Cupisnique e sperimentarono una storia simile di sviluppo. Tuttavia, le loro peculiari caratteristiche iconografiche sembrano dare supporto all’attribuzione che queste pitture per la fase finale di tale Periodo, furono marcate dalla transizione della cultura dell’Orizzonte Precoce (secolo 5-3 a.C.).

Questo inizio, nell’Intermedio Precoce (secolo 3-1 a.C.).

Questa attribuzione, che ci suggerisce Monte Calvario per la giustapposizione di pitture dei due stili (Cupisnique/Chavín e Recuay), sembra giustificata, nella valle di Chicama, dalla natura composta nelle figure antropomorfe. Questo periodo (secolo 3-2 a.C.) corrisponde a tutte le parti del territorio per il momento di rottura ed evoluzione, associato con principali moimenti di persone. Fu in questo stesso contesto culturale che l’arte incisa nelle rocce –in cui si eleva l’area culturale Cupisnique- sperimentò la sua principale diffusione, al di fuori della Costa Nord. Tenendo in considerazione la cronologia delle occupazioni umane nella valle di Chicama, tali pitture potrebbero essere connesse specificatamente con l’arrivo dei portatori della tradizione ceramica Salinar, che rimpiazza la tradizione tardiva Cupisnique, conservando alcuni temi iconografici. Le relazioni di questa regione con le Ande nel vicino dipartimento di Cajamarca (Tradizione Layson) sono importanti in questo periodo.

Gola di Cupisnique

Una scoperta leggermente anteriore (Chauchat et.al 1998), avvenuta nella parte bassa della valle di Chicama, potrebbe formare parte della medesima tradizione. E’ un rifugio roccioso considerevolmente grande (10 m x 6m x 3.5 m), localizzato nella parte alta della gola di Cupisnique, nei pressi del luogo chiamato Quebrada Honda (Gola Fonda n.d.t.) (PV22 – 164). Le pitture in rosso e grigio/nero rappresentano motivi geometrici, e specialmente paralleli, linee a zig zag o ondulanti. La presenza di alcuni reperti litici sopra al pavimento del rifugio e piccole macine di mulino, così come pure l’assenza di materiale ceramico, permise agli autori (Ibíd.:159) di associare –ipoteticamente- queste pitture alla cultura del Paijanense Preceramico. Questo complesso, per uno studio iniziale, mi sembra (Guffroy 1999:64) molto icino agli stili di pitture e incisioni tardive, le quali sono particolari nelle Ande di Cajamarca (Algodonal, Callapuma, Cumbemayo). La somiglianza di queste figure con il motivo geometrico della Gola di El Higueron, così come pure la loro relativa prossimità geografica, suggerisce ancor più alcune affinità culturali precise e sembrano possibilmente di origine andina, datando al primo inizio dell’Intermedio Precoce.
Gola di Alto de las Guitarras

Kaulique, Fernández-Davila Lopez, McKay Fulle e Santa Cruz Gamarra (2000) recentemente hanno annunciato l’inizio di alcuni studi molto interessanti nel sito di petroglifi di Alto de las Guitarras, ubicato nella stessa regione dei siti precedenti, fra le valli dei fiumi Moche e Virú. La metodologia di lavoro che essi propongono di applicare, basata sul concetto di “archeologia del paesaggio”, pare sufficientemente esaustiva e rigorosa per ottenere proficue informazioni su questo sito, che è uno dei più importanti siti di petroglifi del Perù. In particolare, uno potrebbe sperare di avere una maggiore comprensione dell’utilizzazione del sito e della conoscenza dell’aggruppamento tematico. Questo lavoro, paragonabile con quello che utilizziamo nel sito di Checta, dovrebbe poter specificare le caratteristiche dei “templi all’aria aperta”.

Uno dei punti centrali di interesse nel sito di “Alto de las Guitarras” consistette nell’apparente longevità della sua utilizzazione, l’unico esempio correntemente documentato di questo tipo. Oltre a queste figure che rappresentano il Periodo Formativo, eseguite durante il primo millennio a.C., uno può riconoscere petroglifi di un successivo Periodo: Moche, Chimú e anche forse Inca-Chimú. Questo è pure il più antico dei grandi siti di petroglifi (oltre mille pietre incise) registrati in Perù e il suo studio adeguato può trarre nuove informazioni su usi e funzioni di tali siti. Altri punti interessanti sono la sua ubicazione geografica ed ecologica, la prossimità di alcune antiche rotte di comunicazione e l’esistenza di altri siti di petroglifi in relativa prossimità.

Il Nord – La Regione Amazzonica

La regione di Jaén

I siti di Arte Rupestre esistenti sulle pendici orientali delle Ande permangono generalmente molto miseramente conosciuti.

L’esistenza di complessi principali di arte rupestre nella provincia di San Ignacio (Dipartimento di Cajamarca) e più particolarmente nella conca del rio Chinchipe, è già stata segnalata da molti autori. Una nuova scoperta pare essere stata fatta da Wilmer Mondragon (Universidad Nacional di Trujillo), vicino al centro di Jaén, sulle rive del rio Marañon. Nonostante l’ubicazione imprecisa che mi è stata riportata, le foto che ho visto mostrano l’esistenza di vari pannelli di pittura fino ad ora sconosciuta. Le figure, dipinte in varie sfumature di rosso, rappresentano sembianze umane che generalmente hanno gambe e braccia stese; esseri antropomorfi con caratteristiche sovrannaturali; alcuni animali, così come segni geometrici. Questo complesso sembra stilisticamente essere stato copiato nella regione (Quebrada Gramalote, El Faical, Shipal), ma con alcune notevoli peculiarità iconografiche (Bueno Mendoza e Lozano 1982), particolarmente nel disegno di esseri soprannaturali (Fig. 3)

La Regione Centrale

La valle del rio Lurín

Durante il suo studio nella valle del rio Lurín, Eeckhout (1997) riportò la presenza in due siti di pietre incise coperte con impronte di tazzine, già conosciuti con il nome di Antapucro (Núñez Jimenez 1986:2, 17-22), le pietre con cupole occupano una posizione leggermente decentrata in relazione ai petroglifi e sono associate ad alcune piccole piattaforme. Alcuni resti di ceramica, datati al Periodo Intermedio, Precoce, sono presenti sopra alle pietre incise. Alcune rocce incise con tazzine sono state trovate nella zona del sito di Chayamayca, ubicato nel margine opposto. Questo esteso stanziamento pare essere stato occupato sin dall’Orizzonte Medio e fino al Periodo Inca.

Questi petroglifi ricordano quelli incisi nella valle del rio Chillón, nel sito di Checta (Guffroy 1999:126-128) e probabilmente appartenenti allo stesso complesso stilistico (Gruppo B). Uno degli elementi più importanti riportati da Feckhout (Ibid 549) è la presenza, nel sito di Chayamayca, di piattaforme che sembrano essere state dedicate all’incenerimento di foglie di coca, utilizzate come offerte al dio Pariacaca. Ciò ci ricorda anche l’esistenza di un cammino connesso alle alli dei fiumi Lurín e Rimac passando per il sito di Cocacharca (letteralmente: campo di coca). In riferimento al testo di Francisco de Avila, egli suppone che l’offerta di foglie di coca recentemente mature era dovuta a personaggi di differenti valli che si incontravano a Chaymarca, dove avevano luogo cerimonie importanti. Qui incontriamo tre dei fattori che più frequentemente sono associati con i petroglifi della regione della costa peruviana: la prossimità (a) ad un fiume, (b) a una rotta di comunicazione, e (c) a zone di coltivazione della coca. Questi dati confermano anche l’importanza di rocce con impronte di tazzine in pratiche rituali associate con l’uso di questi siti. Dobbiamo anche menzionare la recente pubblicazione di un articolo di Rick (2000) circa l’arte rupestre delle Ande Peruviane, nel quale, fra l’altro, egli ci ricorda due dettagli concernenti l’ubicazione di pitture che sembrano essere significative in relazione al loro uso; l’ubicazione di una grande quantità di siti ad un’altitudine prossima ai 4000 m., così come pure la loro assidua associazione con rifugi poco profondi; la presenza di pitture in grotte profonde permane molto rara.

La regione meridionale 

La regione di Arequipa

CIARQ (Il Centro de Studi archeologici di Arequipa) ha annunciato l’inizio di un programma di studi sulla relazione fra petroglifi e antichi cammini preispanici. Questa associazione pare significativa in certi siti della regione, come Cullebrillas, La Caldera e Mollebaya. Tale programma di studi può essere consultato via internet (http://angelfire.com/peCIARQ).
Per concludere questo veloce panorama, ci piacerebbe esprimere la speranza che tali recenti scoperte e questi programmi di studio diretti ad un tema o a siti specifici, annuncino uno sviluppo assolutamente necessario e una rinascita del campo di studi concernenti l’Arte Rupestre Peruviana.

Referenze

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Kuelap «La Fortezza Sacra»

Si tratta di un complesso archeologico con caratteristiche molto importanti del Nord Oriente Peruviano. Scoperto nel 1843 da Don Juan Crisóstomo Nieto, che fu giudice di Chachapoyas. Da quel tempo sino ad oggi, Kuelap è stata costantemente visitata da numerosi studiosi e viaggiatori, attratti dalla complessità e fastosità delle sue costruzioni, le quali sono state oggetto di vari reportage fra cui: il saggio italiano Antonio Raimondi, il geologo svizzero Arturo Werthemann, il viaggiatore francese Charles Wiener, l’antropologo svizzero Adolph Bandelier, così come altri personaggi famosi che giunsero in queste lande.

Conosciuta popolarmente come la «Fortaleza de Kuélap», è integrata in un grande giacimento archeologico che comprende un’estensione di circa 450 ettari. All’interno di questo complesso, è possibile notare che è costituito da terrazze per la coltivazione, case, posti di controllo, magazzini e piazze pubbliche. Ubicata nella borgata dallo stesso nome, all’interno dei limiti territoriali del distretto di Tingo, Provincia di Luya, Dipartimento di Amazonas, attualmente appartiene alla “Regione Nord Orientale del fiume Marañon”. E’ localizzata all’incirca a 35 km di distanza a sud di Chachapoyas. Si trova a circa 3.000 m. s.l.m. nella zona in cui terminano le Ande e inizia la ceja de selva (alta Amazzonia).

La località archeologica fu costruita sulla cima di un promontorio roccioso di origine calcarea, stabilendo una posizione egemonica e strategica per l’osservazione, con un ampio e magnifico criterio architettonico che rivela conoscenza e dominio topografico rispetto al resto dell’area. La monumentalità e la complessità di queste costruzioni si trovano distribuite in un’area a forma di ala allargata, con orientamento Nord Sud di circa 584 metri di lunghezza e 120 di larghezza, che è limitata da una grande muraglia che va perimetralmente chiudendo il complesso archeologico, giungendo a misurare in alcune parti oltre 20 metri di altezza e nella cui conformazione strutturale si sono registrate grandi quantità di sepolture multiple, secondo il reportage dell’archeologo Orlando Angulo, residente nel luogo. Oltre ad impedire l’accesso, il muro di contenimento serviva al ripieno che si collocò per ottenere superfici piane sulle pendici del monte, al fine di conseguire sicurezza e protezione; il materiale utilizzato nelle edificazioni furono blocchi di pietra calcarea squadrata e non pulita. Vi sono tre entrate alla città che attraversano la muraglia, dando l’impressione di tunnel conici, criterio con il quale furono costruite: ampi all’entrata, angusti all’uscita, permettendo l’accesso solo ad una persona.
La fortezza è formata da oltre 450 strutture distribuite su diversi livelli dei quali 4 sono a pianta rettangolare, 1 a pianta quadrangolare e gli altri a pianta circolare.
Tutte queste strutture associate tra loro ebbero determinate funzioni, fra le quali cerimoniali, amministrative, di controllo, difesa e abitative; esistono inoltre pietre lavorate in altorilievo che riproducono volti umani.
Di singolare significato e di grande attrattiva sono “El Tintero” (edificio cerimoniale), “El Castillo” (dove esiste un mausoleo), i torrioni, le costruzioni decorate con fregi, fra cui spiccano i disegni di forme geometriche, antropomorfe, zoomorfe e altre.

Le strutture a pianta circolare (7 metri di diametro ognuna), generalmente abitazioni, presentano elementi architettonici caratteristici delle costruzioni antiche che popolano questa parte del Perù.
Sono distribuiti di seguito gli uni agli altri o attorno a patii aperti. Presentano argini (alcuni decorati) che generalmente indicano il livello basso dei vani che conducono al loro interno mediante accessi diretti ai quali si sommano altri elementi come condotti di ventilazione, sistemi di drenaggio e piccole camere interne sotto il pavimento.
Alcuni dei muri, che raggiunsero un’altezza di 4 metri, presentano ornamenti e finestre; vi sono segnali che queste fossero intonacate e probabilmente decorate con pitture al loro interno. Per la forma degli edifici, si intuisce che questi ebbero come tetto una copertura di paglia a forma conica.
La costruzione del complesso archeologico, cronologicamente iniziò durante il Periodo Intermedio Tardivo, fino agli anni 1300 d.C:, circa. Nelle sue fasi più tardive dovette ospitare circa 3000 abitanti.

Secondo le cronache, il luogo fu abitato fino al 1532, anno in cui Diego Alvarado trasferì la popolazione alle zone basse. Le cronache di Pedro Cieza de León raccontano che: “i Chachapoyas (occupavano queste terre) erano indios bianchi, la cui bellezza era degna di sovrani i cui occhi erano azzurri, i quali erano più bianchi degli stessi spagnoli”.

Chan Chan

Chan Chan, attualmente possiede il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità, riconosciuta dall’UNESCO, è uno dei centri preispanici più importanti nell’area Andina, ospitò un’ampia densità abitativa, essendo la capitale della cultura Chimú. Tale ricchezza archeologica ha resistito al tempo, alle avversità, alle inclemenze idroclimatiche, soprattutto alla depredazione dell’uomo e all’arrogante indifferenza del governo di turno.

La nostra riconoscenza va alla direttrice dell’Istituto Nazionale di Cultura de La Libertad, Sig.ra Lutgarda Reyes Alvarez, che si è prodigata per far firmare il convegno interistituzionale, permettendo in tal modo di raggiungere i risultati sino ad oggi ottenuti, dopo molti anni di indifferenza e incapacità da parte delle gestioni anteriori, durante le quali non si realizzarono studi e se ci furono non si pubblicarono le informazioni su un così importante complesso archeologico.

Gli scavi furono programmati per essere realizzati nel patio anteriore de la Audiencia 1, nel settore Centrale del famoso Palazzo Tschudi. Si aprirono brecce che permisero di definire cappe stratificate di terriccio e materiale collassato che coprivano gli accessi, i pavimenti, gli ornamenti e sotto le quali si trovarono decorazioni in rilievo in ottime condizioni all’interno del patio, la decorazione era molto peculiare, di tema naturalistico e mostrava in rilievo roditori identificati come “scoiattoli” dei boschi di carrubo che esistevano sulla costa, ma che per il progresso agricolo e urbano sono andati perduti. Gli scoiattoli di varie dimensioni e la ricorrenza decorativa di neonati nella parte centrale del corpo, rende il tutto anche più interessante.